L'Armata dei Falchi Bianchi

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•Sanji VS † Arioch †

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Staffwarriorday
view post Posted on 15/12/2007, 19:41 Quote





Primo turno, gironi alla svizzera
Esperti

Followers of Destiny - Requiem for a Broken Mirror



Scontro: •Sanji - † Arioch †
Arena: La foresta di pietra
Condizione Atmosferica: Sereno, temperatura mite
Primo Post: † Arioch †

Condizioni di Vittoria

~Morte dell’ Avversario
~Resa
~Esaurimento dell'energia


Note

Ogni dettaglio omesso volontariamente o meno dalla descrizione dell'arena è delegato alla sportività del giocatore. Questo lascia libero spazio all'interpretazione dei player, con l'ovvio avvertimento che i giudici valuteranno eventuali eccessive "libertà" prese dai giocatori, penalizzandoli ove necessario.

Per ottenere i giudizi sono richiesti minimo due post attivi, più quello di presentazione. In caso di non raggiungimento della quantità minima di post, se questa mancanza è dovuta ad entrambi i player, si assegnerà un pareggio. Rimando ad un topic che verrà aperto molto presto in questa stessa sezione per ulteriori dettagli sull'argomento.

 
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view post Posted on 16/12/2007, 20:36 Quote
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Così com'era stata la prima parte di lui a poggiarsi sullo specchio, la pallida ed affusolata mano fu anche la prima ad uscirne. Dapprima solo un'imperfezione sulla politissima superficie riflettente, ai limiti dell'impercettibile, che presto tuttavia ebbe cura di tramutarsi nella ribollente trama di un mare in tempesta: come pinnacoli di marmo sorti da un maelstrom, le candide falangi furono nuovamente esposte ai venti delle Midlands, in un battito di cuore seguite dall'interezza del resto del corpo. Dischiuse gli occhi di perla, il Duca dell'Inferno, e trasse un profondo respiro: l'aria era fredda, secca, lievemente agitata da una brezza leggera, e aveva il delizioso sapore di ciò che è libero dalle pastoie della vita.
Le condizioni ambientali che questo rendevano possibile si rivelarono a lui al primo baluginare dello sguardo: ai suoi piedi, una landa sconfinata si estendeva, arida e brulla, tinta solamente dei metallici colori del grigio, del nero, e dell'ocra o azzurro sbiaditi: nulla che non fosse in solida roccia vi poteva trovare posto. Eppure, tutt'altro che piatta o glabra essa si presentava nell'aspetto: fitti come alberi d'una foresta pluviale, arditi pinnacoli di pietra, ora dritti, ora curvi e ritorti, ora tanto intricati da non aver nulla da invidiare alle proprie controparti vegetali, si protundevano dal terreno senza soluzione di continuità. Se frutto ciò fosse frutto di una peculiare erosione degli agenti atmosferici, o il prodotto di un qualche antico incantesimo, il demonio non era in grado di dirlo; solo, si beava dello spettacolo innaturale, mentre muoveva i primi passi verso la direzione ove percepiva essersi spalancato il portale che avrebbe recato con sè la sua preda del giorno.
Scivolava come un'ombra fra le formazioni rocciose, i lembi del manto fruscianti al saltuario contatto con gli inanimati rami che da essi s'allungavano, seguendo quello che -notava solo ora- si mostrava come un tenue e tortuoso sentiero, delimitato più dalla facilità di percorrenza che non da effettivi segni lasciati sul suolo; questo, parimenti, era coverto da finissima sabbia, identica nei cromatismi alla roccia che l'aveva generata, eppure le orme non si conservavano su di esso: la brezza continua, infatti, riusciva chissà come a sommuovere i granelli sì che ogni traccia non disponeva che di pochi secondi di vita. Un senso di ostilità a qualunque intervento esterno permeava ogni fibra di quel luogo, e gravava come una cappa su chiunque vi si avventurasse: eppure, l'infero non se ne curava, anzi ne accoglieva con piacere sottile la vena onirica, ai confini del sogno e dell'incubo, percependola come affine alle regioni meno barbariche -e più insidiose- del profondo Abisso, sua patria natìa.
Trascorsi che furono forse cinque minuti di cammino, l'intrico minerale fu rotto nella propria monotonia di sabbia, lisci affioramenti di pietra, e rami contorti da quelle che un tempo dovevano essere state due maestose querce, inserite in un piccolo spiazzo ove la presenza d'altri cristallini vegetali si faceva, di poco, meno fitta. Alla vista, il Signore del Caos dovette in parte riformulare il proprio giudizio sull'ambiente: era affascinante, senza dubbio, ma il suo deviato gusto artistico iniziava a percepire un eccessivo sentore di Legge. Mancavano sulla scena forti colori, profondi e cupi, e l'onnipresente staticità induceva ad un tedio prematuro. Ma d'altronde, quale mai poteva essere il problema? Di lì a poco, l'avversario avrebbe fatto la sua comparsa, e tutto il suo essere sarebbe stato a disposizione per trasformare quello sfondo in un'opera d'arte vera e compiuta: il sangue per tingere la pietra, le urla per ravvivare il silenzio ossessivo, il corpo da fare a pezzi, con metodo ed eleganza, la mente da trasformare in un baratro infinito di dolore e disperazione. Il Duca dell'Inferno, se si necessitasse ancora di chiarimento, era un torturatore d'abilità spiazzante, nè, quando andava personalmente e consapevolmente in cerca di vittime, mancava di consentir loro di trascorrere una lenta ed insopportabile agonia: il farlo gli sarebbe sembrato come sciupare irrimediabilmente tutto il resto dello scontro.
Solo, perchè tutto questo potesse avere inizio, occorreva pazientare ancora qualche momento: così, ancora ai margini della radura, egli provvide a fare di un tronco appoggio per la propria schiena, mentre gli occhi, appena socchiusi, vagavano per l'area alla ricerca dell'aura rivelatrice del nemico; poco importava, in tutto questo, che l'apoteosi del processo -la magnanima concessione della morte al condannato- fosse in questo frangente appartenenza non sua, ma della Dama che aveva mandato lui e i suoi compagni: anzi, il pensiero del potere che ella gli avrebbe donato in cambio dei suoi servigi non faceva che fargli pregustare ancora più profondamente l'evento.

« Forza, povero mortale -sussurrò, l'ombra di un sorriso perverso ad arricciargli le labbra cianotiche- vieni avanti, e tieni fede al tuo nome. »



Edit nella descrizione per una mia malaugurata svista. Chiedo venia.

Edited by † Arioch † - 4/1/2008, 14:02


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L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.

Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night,
I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight;
And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.

I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame;
I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim,
Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.

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I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies,
That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries;
With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.

I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear,
Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear:
And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.

I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile;
I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile;
And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.

Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom;
Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb:
Down the infinite Aeons come beating
The wings of unmerciful Gloom.


H.P. Lovecraft


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•Sanji
view post Posted on 18/12/2007, 23:57 Quote





× Capitolo Secondo - A Passo Con Il Tempo

Col fiato appesantito
nel verde non più verde
l'umore si fa grigio
a passo con il tempo.




Il grigio lo attorniava. Toccò il terreno con la suola delle scarpe e aprì gli occhi. Ironia della sorte, era nuovamente accerchiato del colore che con tanta intenzionale ispirazione aveva scelto, al centro di quella bolgia infernale eretta a contenere cori ed urla grottesche d'ogni lingua. Così com'era stato all'interno del mistico vetro, che dall'arena brulicante dei più bizzarri individui lo aveva catapultato in quel luogo - traghettando anima e corpo sull'onde dell'Ignoto - la tonalità del grigio lo cingeva tra le sue braccia; affettuoso gesto di protezione o crudele intento d'inghiottire la sua preda, questo non sapeva dirlo.
Rimirando quello strano luogo, stentò a capire dove fosse giunto. Gli ci volle qualche istante a realizzare che quegli strani monoliti in pietra erano stati dei vegetali, antecedentemente ad un qualche evento dall'ignota provenienza. Nuovamente, l'Ignoto bussava alla sua porta entrando senza remore nella sua esistenza. Avrebbe mai dipinto un volto a quell'oscuro ovale nero che, ghignante, appariva ovunque andasse? Lasciò in sospeso la sua domanda, incapace si dire se in futuro ci avrebbe mai ripensato, e s'incamminò verso quello che sarebbe dovuto essere il luogo d'inizio dello scontro. Gli ci vollero pochi minuti per districarsi tra gli alteri alberi ed i cespugli che della roccia avevano fatto la propria materia, seguendo una sorta di sentiero apparentemente tracciato per indicare la strada al biondo contendente.
Mano a mano che s'avvicinava al luogo in cui avrebbe dovuto trovarsi faccia a faccia col guerriero avversario, la vegetazione cominciò a farsi più fitta, lasciando spazio all'apparizione di affascinanti liane di pietra intente nel dirigersi da un fusto all'altro, esibendosi in uno spettacolo da mozzare il fiato, ammaliando con la loro inusuale, splendida bellezza. Di tanto in tanto qualche granello di roccia si sgretolava cascando verso il basso, disperdendosi tra il terreno irregolare e cosparso di crepe. Conclusasi quell'ennesima meraviglia della natura, vestita d'un abito grigio che mai aveva visto prima, giunse alla tanto agognata radura.
Il suo sguardo venne attratto da un immenso abete, posto al centro di uno spiazzo dalla forma vagamente ellittica, come se mano divina gli avesse impartito un ordine. Fermo. In quel punto se ne stava stagliandosi in tutta la sua titanica grandezza, spettatore dal volto impietrito. Mise mano ad una sigaretta. Con un rapido gesto, oramai divenuto consuetudine giornaliera, gli diede vita, mandando a confondere il tenue grigiolino del fumo, con il suggestivo sfondo.
Appoggiato ad un tronco, se ne stava il suo avversario. Silenzioso, immobile, quasi fosse stato inglobato dalla pietra alla quale chiedeva appoggio nell'attesa. L'attesa che ora era giunta al termine. Avvicinatosi all'imponente colonna pseudo-rocciosa, osservò il pallido volto del suo avversario, squadrandolo e rimirandolo in tutta la sua tetra presenza. Espirò una breve scia di fumo, socchiuse gli occhi per un istante e - tenendo la sigaretta con indice e pollice della mano destra alla bocca - esordì, dopo esser rimasto sin troppo chiuso in se stesso.

« La tua spettrale presenza rende questo loco ancor più suggestivo; saturo di quelle cupe tonalità che dal Nero tendono al Bianco, soffermandosi a dipingere in variazioni di Grigio. Ma non temere... spezzerò questo tuo monocromatico universo con la mia arte sopraffina. Le rouge de la ardeur..! »


Mani in tasca, volto disteso e labbra impegnate; attendeva la mossa che avrebbe decretato l'inizio delle ostilità. L'inizio di quell'eccitante contesa.

SPOILER (click to view)
Auguro buona fortuna e buon divertimento al mio avversario, con l'augurio che questo incontro non si riveli un semplice duello, ma un palcoscenico sul quale esibirsi al meglio delle proprie capacità ^^
 
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view post Posted on 20/12/2007, 18:55 Quote
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Eccolo, infine.
La preda. La vittima. Il nemico.
Ne seguì il progressivo avvicinamento, già interrogandosi su quali metodi potessero rivelarsi più adatti a spezzare le sue difese, e su quali tattiche gli avrebbero permesso di trarne il massimo gusto. Molte gli accarezzavano i pensieri, ma solo una avrebbe avuto la possibilità di essere messa in atto: la scelta doveva quindi essere accurata, o gran parte del divertimento nell'annientare quel biondino sarebbe irrimediabilmente andato perduto. A sollevarlo momentaneamente dall'amletico dilemma furono proprio le parole di quest'ultimo; contaminate gli parvero, anche se forse solo in parte, dal poliedrico seme della follia: e se ne compiacque, poichè la pazzia non mancava mai di aggiungere tratti di apprezzabile tinta pittoresca ove poneva le proprie propaggini. Non gli venne meno, ad ogni modo, la sua inveterata e beffarda arroganza, che lo portò a replicare dapprima con un'occhiata condiscendente, e solo dopo con la sua voce gelida, viscida e piena di malizia.

« Mio monocromatico universo?
Oh, temo proprio siate in errore: potestà in questi luoghi io non ho mai posseduto, nè posseggo tuttora. Non ancora, almeno.
»

Ed accompagnò le parole con un gesto distratto, aristocratico, come a dissolvere l'imperfezione che gli si era parata davanti; il moto della mano, tuttavia, non si curò di fermarsi, ma anzi scese a coprire il centro del busto, mentre il capo si inclinava di qualche grado in avanti, araldo di un inchino impercettibile e pregno di sarcasmo in ogni sua minima sfaccettatura. Ma si sa, le maniere dettate dal buon gusto non debbono mai venir meno, soprattutto dinanzi ad una platea sì vasta: persino se questa platea osserva da centinaia di chilometri di distanza, o se il demonio avrebbe con molta più letizia accolto la sua morte fra atroci tormenti rispetto al suo giubilo per la vista dello scontro imminente.
Ad ogni modo, terminato che ebbe il breve rituale, si distaccò dall'albero e dai margini della radura, appropinquandosi, con passi quasi annoiati, a colui cui, di li a poco, avrebbe con ogni mezzo preso ad orchestrare la fine; ma a dispetto delle apparenze, già la sua mente si lambiccava onde trovare un'adatta mossa d'apertura: che fosse di studio, in primo luogo, ma che sapesse ciononostante rendersi sufficientemente insidiosa da costringere l'altro a rivelare qualcuna delle proprie carte. E che, possibilmente, gli procurasse già la soddisfazione del vedere l'avversario stravolto dal tormento. Era giunto ad una ventina scarsa di metri di distanza dall'altro, quando finalmente gli riuscì di dar forma a qualcosa di appropriato; terminò, senza fretta, il movimento dei propri arti inferiori, allacciando invece quelli superiori l'uno all'altro -per mezzo delle bianche falangi richiusesi sul nero tessuto che fasciava i gomiti- e ridando voce alle proprie corde vocali.

« E così, vi definite un'artista: ed esattamente, a quale arte occorre se vi si ascriva, se lice saperlo?
Perchè vedete, mon ennemi, il rouge di cui andate parlando...
»

Il suo sguardo si distolse lievemente dal nemico, facendosi vettore per il posizionamento del primo tassello della strategia. Sottili ed intangibili, tinte d'un profondo antracite per chi fosse stato in grado -come l'Arcani Magister- di vedere i flussi di energia emessi dalle creature, invisibili per chiunque altro, due strisce sinuose composte dal suo stesso mana da lui si dipartirono, procedendo in due archi che puntavano dritti verso i lati della testa della preda: loro scopo era dare vita a due onde d'urto gemelle, di potenza in circostanze normali irrisoria, ma potenzialmente assai deleteria in quel preciso caso. Infatti, esse miravano ad impattare sui padiglioni auricolari dell'altro, effondendo la loro intera forza lungo i canali uditivi: alla pressione era demandato il prosieguo, concretizzantesi nella lacerazione dei timpani del malcapitato. Da profondo conoscitore dell'arte della tortura, il Duca dell'Inferno sapeva infatti perfettamente che un successo in tal senso avrebbe apportato da un lato un atroce dolore, dall'altro una effimera ma brusca perdita del senso dell'equilibrio. Gran cosa, la telecinesi, quando sono note le sottigliezze con le quali usarla.

« ...potrebbe non rivelarsi altro che... »

Ma le debolezze in cui si fa in modo che la vittima incorra debbono essere sfruttate, ed a ciò mirava il secondo tassello della strategia del nero stregone: sciolse la destra dalla plastica posa in cui l'aveva mantenuta, facendole compiere un arco elegante dinanzi al proprio bacino; e non fu semplice aria a venir scomodata dal gesto, bensì una massa non eccessiva di un fluido color della notte, che -attraversando le barriere planari- provvide a portare la propria esistenza semiorganica sul teatro della battaglia. Subito si scisse in tre masse più piccole: la prima assunse la forma di una falce di luna e la consistenza dell'acciaio, e, mulinando obliquamente, provvide a scagliarsi sull'umano onde esibirsi in uno sgualembro ai danni della sua gola; le altre due, approfittando dell'attenzione di questi concentrata, nei progetti del loro evocatore, sul proprio apparato uditivo e sull'attacco frontale, scivolarono leste sul terreno, e, come subdole serpi, ratte strisciarono verso i suoi calcagni: loro scopo era, una volta giunte a portata, far sì che le proprie estremità, anch'esse divenute temibili lame, gli si accanissero contro i tendini d'achille, tranciandoli di netto e ponendo una serissima ipoteca sulle sue future facoltà motorie. Giacchè il primo passo per catturare la preda, come insegnano i pazienti e micidiali aracnidi, è impedirle di muoversi: una volta che sia resa impotente, il come viene finita dipende solo e soltanto dalla fantasia insita nel predatore.

« ...le rouge de le votre sang. »

SPOILER (click to view)

Poteri Speciali da considerare:

Avatara
Come molti altri suoi pari generati dalla tenebra infera, il corpo di cui Arioch si riveste presenta un'anatomia al contempo simile e differente rispetto a quella umana. Organi e tessuti mantengono le loro posizioni e funzioni, nè del loro corretto funzionamento egli può fare a meno per rimanere una presenza corporea, ma essi non sono composti, come si suol dire, di carne e sangue. Una particolare forma di energia oscura stabilizzata, detta necroplasma, li costituisce infatti, fornendo loro la materia prima per poter esistere. Ciò conferisce due vantaggi non trascurabili al Duca dell'Inferno: in primo luogo, aumenta, anche se di poco, la sua resistenza ai colpi, essendo il necroplasma lievemente più ostico da danneggiare rispetto ai normali tessuti organici, per quanto, una volta secato, si sfaldi e rilasci gli interni fluidi come farebbe un normalissimo tessuto organico; il secondo vantaggio, di carattere più ideale che altro, è fornire invece al demonio un ulteriore punto d'appoggio per la sua visione immutabilmente sciovinistica di qualunque essere possa in qualche modo ricondursi al concetto di "vivente". (Passivo.)

Auspex
Auspex, la celebre facoltà di percezione dell'Aura. Ogni ente attraverso cui fluisca energia, foss'anche solo un flebile anelito, ne riemette una piccola parte sotto forma di un alone etereo, detto appunto aura, dotato di caratteristiche che, nel complesso, risultano uniche e personali del soggetto. Tuttavia, enti ed eventi simili emanano aure simili, e pertanto un profondo conoscitore dell'Auspex risulta in grado di carpire molte più informazioni sull'ambiente da tale capacità che non da tutti gli altri sensi messi insieme. E il Cavaliere delle Spade è un maestro nel servirsi di tale potere: è in grado di comprendere una non trascurabile quantità delle proprietà tanto degli oggetti quanto di incanti -a prescindere dalla loro genesi arcana, divina, psionica o quant'altro- grazie solamente alla loro traccia energetica, riesce a svelare buona parte delle illusioni meno elaborate -perchè prive di aura- o vedere chi tenta di rendersi invisibile -giacchè invece la sua aura permane visibile- e persino cogliere gli stati d'animo dei senzienti solo grazie alla tonalità delle loro aure. (Passivo.)

Abilità Innata utilizzata:

Secondo Livello ~ Telecinesi: Il personaggio è in grado di utilizzare il proprio potenziale psichico per muovere oggetti di diverso peso e grandezza. Tale potere può essere sfruttato per smuovere anche esseri viventi, ma indirettamente, sfruttando l'aria come un'onda d'urto tale da indurre uno spostamento violento. La capacità di manovrare oggetti e generare onde d'urto varia molto con l'energia del possessore: più essa sarà elevata più sarà possibile spostare oggetti pesanti e tentare di muovere le creature. (Es: da un minimo di un sasso ad un massimo di un intero castello). Smuovere oggetti trattenuti od ancorati prevede il doppio del consumo previsto per un oggetto uguale ma libero. Le creature solitamente sono considerate alla stregua di oggetti trattenuti. (Consumo: Variabile, da Basso a Critico).

Tecniche utilizzate:

Tenebra Eterna ~ Potere di Evocazione
Elemento: Sacrilego.
Durata: Tre turni.
Consumo: Variabile (Basso in questo caso).
Descrizione: Ombra incarnata. Aprendo squarci dimensionali verso i piani inferi, il Signore delle Sette Tenebre è in grado di far affluire dove più ritiene opportuno -purchè sia nei pressi della sua persona- un vero e proprio torrente di questa tenebrosa sua creazione, una manifestazione del Caos talmente ricolma di nero potere da poter essere quasi accostata ai celebri prodotti degli elementalisti dell'ombra. Questa sostanza è normalmente fluida, tant'è che nelle marche infernali dove egli le ha dato i natali si trova in un gigantesco lago composto solo da essa, ma può all'occorrenza divenire solida, resistente quanto l'acciaio temprato, in un lasso di tempo assai esiguo. Le operazioni che con essa si possono intraprendere, senza modificarne la natura, sono limitate solo dalla volontà del Signore del Caos: può essere plasmata, disgiunta, riaccorpata, fatta levitare e scagliata contro il nemico, oppure avvolta attorno ad un ente come protezione amorevole. L'unico, vero freno al suo utilizzo risulta nella quantità di ombra di possibile evocazione: a grandi linee, un consumo Basso permetterà l'accesso ad un cubo di un metro di lato di essa, un consumo Medio ad uno di due metri di lato, un consumo Alto ad uno di quattro metri di lato, ed un consumo Critico ad uno di sei metri di lato.

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Status: Illeso.
Riserva di mana: 92%.
Consumi del turno: Basso x2.
Consumi totali: Basso x2.
Note: n/a.



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And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.

I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame;
I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim,
Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.

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I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies,
That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries;
With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.

I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear,
Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear:
And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.

I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile;
I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile;
And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.

Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom;
Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb:
Down the infinite Aeons come beating
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•Sanji
view post Posted on 2/1/2008, 23:45 Quote





SPOILER (click to view)
Riflettendo nello scrivere questo post, ho notato che i calcoli dell'arena e delle relative distanze tra i due personaggi sono errati. La descrizione dell'arena dice che 'Gli specchi lasciano i combattenti in una zona a pari distanza dal centro e dal limite estremo della foresta, di fronte a due querce che distano tra loro venti metri' e nel tuo primo post di presentazione scrivi 'mentre muoveva i primi passi verso la direzione ove percepiva essersi spalancato il portale che avrebbe recato con sè la sua preda del giorno'. Ciò significa che ti stai dirigendo verso il centro, così come io faccio nel post successivo. Facendo ciò, e tenendo conto che la distanza iniziale da uno specchio all'altro è di venti metri, è impossibile che appaia 'uno spiazzo aperto: un'ampia radura, di forma irregolare -ma di possibile approssimazione ellittica-, che misurava una sessantina di metri nel tratto più lungo e quaranta nel più largo;', come affermi nella tua presentazione. Inoltre nel mio primo post, specifico di essermi avvicinato 'all'imponente colonna pseudo-rocciosa', vale a dire l'abete posto al centro della foresta. Non è assolutamente mia intenzione esprimere un giudizio su questa svista, ma dato che dobbiamo proseguire il duello, ho scelto di far avvicinare il tuo avversario al mio - sono praticamente uno di fronte all'altro - visto che altrimenti mi avresti superato, proseguendo nel tuo cammino.

Un'ultima cosa. I miei timpani non dovrebbero contare come oggetto trattenuto, e quindi come doppio basso, facendo parte di una creatura?

× Capitolo Terzo - L'urlo si fa tenue

E l'urlo si fa tenue
al breve mio chiamare
se gente e le distanze
non trovano più luce
al tono delle voci
che non odo.




Distaccatosi dall'albero che lo sosteneva, l'oscuro avversario del giovane cuoco s'esibì in una calma, rilassante camminata verso di lui. Non mostrava nervosismo, o un benché minimo segno di status alterato negativo, nell'avvicinarsi al membro dei 'Discepoli del Destino'. La sua tetra presenza in quel luogo sembrava fondersi alla perfezione con lo sfondo di quella tonalità così tetra, seppur veste di uno spettacolo mirabolante come quello che si presentava ai loro occhi. Al di sotto di quelle fronde così uniche nel loro genere, la camminata dell'oscuro contendente s'apprestava a giungere al termine. Quella figura che di li a poco avrebbe mostrato sul tavolo alcune delle sue carte, stava per porsi di fronte al biondino, entrando in quell'alone così fitto, ma impercettibile al tatto, di polvere rocciosa che pareva cascare senza fine dalla cima del pietroso abete al suo fianco.
Stava ancora con le mani in tasca ad attendere, quando le due figure arrivarono a trovarsi ad una distanza di circa tre metri l'una dall'altra. Altre parole uscirono da quelle cianotiche labbra, andando a formare una frase sin troppo scontata in quella circostanza. Così facilmente prevedibile che un abbozzo di sorriso apparve sul viso del cuoco... ma che non riuscì a sbocciare in una risata sarcastica.
Poté solamente notare con la coda dell'occhio il cambiamento di direzione dello sguardo che aveva di fronte, prima che i suoi stessi occhi cominciassero a guardare involontariamente da un'altra parte. Notò poi con sua spiacevole sorpresa che era l'intero corpo che pareva andare da tutt'altra parte. Stava perdendo l'equilibrio..! Che sorta di invisibile incantesimo aveva castato quell'oscuro individuo? Lui, che sull'equilibrio basava tutta la sua arte di combattimento, stava per cadere a terra come un fesso? Con la schiena oramai quasi interamente inarcata all'indietro, come se un peso invisibile lo costringesse a cadere a terra, allungò il braccio sinistro, riuscendo ad aggrapparsi nella maniera migliore possibile ad una sporgenza nella corteccia sconnessa dell'immenso tronco roccioso. Quel gesto disperato gli permise di rimanere in piedi, seppur non completamente eretto. Le ginocchia erano ancora leggermente piegate, la testa continuava a girargli vorticosamente e dalle orecchie non udiva praticamente nessun suono. Nella posa in cui si trovava non aveva tempo di riflettere sulle origini di quelle sensazioni, inoltre non aveva visto ne sentito niente dirigersi verso di lui dall'avversario. L'altra faccia della medaglia era anch'essa negativa: assieme alla brusca perdita d'equilibrio, s'accompagnava una sensazione di dolore atroce, che lo costrinse a digrignare i denti per non urlare la propria sofferenza al mondo intero.
Non riusciva a guardare un punto fisso, ma concentrandosi poteva osservare discretamente il centro di ciò che stava puntando con i propri occhi; stava provando le stesse sensazioni di vertigini che una sola volta prima d'allora aveva incontrato. Vide un qualcosa muoversi di fronte a se, in maniera calma e pacata, come cercando di lambirlo. Provò a tirarsi indietro con il bacino, ma tenendo i piedi saldamente attaccati al suolo, e nel farlo capì che anche il senso delle distanze si era affievolito notevolmente. Quello che infatti poteva essere stato un braccio o una parte del corpo dell'oscuro contendente, non aveva la benché minima intenzione di colpirlo.

"Per quale motivo avrà fatto quel movimento..? Sicuramente ha architettato un piano tale da potermi colpire in queste condizioni. Solitamente, chi si basa sull'arte magica, che sia questa oscura o pura, non attacca mai fisicamente. Posso quindi stare di fronte a lui senza aver timore che possa colpirmi con una qualsiasi arma o parte del suo corpo... Può però creare cose imprevedibili con l'arte magica. Devo fissarlo e cercare di focalizzare la mia attenzione sulle sue mani. Solitamente gran parte degli incantesimi fluiscono da quella zona."


Seppur il suo pensiero non fosse così chiaro e lineare, riuscì a capire che doveva guardare attentamente di fronte a se, all'altezza delle braccia e delle mani dell'avversario. L'innata capacità e i duri allenamenti avevano fatto si che gli effetti di quelle vertigini non fossero così devastanti dal punto di vista dell'equilibrio; ovviamente non riusciva a rimanere in piedi senza appoggiarsi, ma dopo aver capito quello che era successo riusciva a mantenere un passabile orientamento.
In contrasto con il pulviscolo discendente dalle fronde spoglie dell'abete roccioso, vide qualcosa di scuro, di nero, dirigersi verso di lui, ma non riuscì a distinguerne forma e movimento. Sapeva solo che di lì a poco sarebbe stato colpito dall'Ignoto che sembrava avvicinarsi al suo volto. Incredibilmente, riuscì a capovolgere quella situazione totalmente negativa in una sorta di vantaggio. L'attacco nemico aveva fatto si che nel perdere l'equilibrio, il suo corpo cadesse all'indietro, ed in quell'istante pendeva ancora leggermente verso la suddetta direzione. Aveva solamente due possibilità d'evitare quell'oscuro attacco che pareva dirigersi verso il suo volto: poteva spostarsi e scansarsi a lato, cercando una spinta improvvisa, oppure lasciarsi andare alla perdita d'equilibrio che inevitabilmente lo avrebbe portato all'indietro. Optò per la seconda, premeditando un contrattacco che sicuramente l'oscuro nemico non avrebbe potuto prevedere. Fece una sorta di ponte con il proprio corpo, lasciandosi cadere e mollando l'appiglio all'albero. Percepì uno spostamento d'aria sopra di se, seppur non ne udì il suono, e qualcosa che scendeva lungo la sua guancia, scivolando inesorabilmente verso il basso.
Le mani toccarono terra. Sentirono la roccia e i residui di pulviscolo roccioso. Si mossero rapide, dopo che il cuoco ebbe chiuso gli occhi.
Per effettuare ciò che aveva in mente avrebbe avuto bisogno solamente delle sue braccia e delle gambe. Sapeva tutto quello che doveva sapere: la sua posizione, la collocazione esatta dell'avversario, l'altezza del nemico e la grandezza del suo corpo. Con gli occhi chiusi inoltre, avrebbe solamente dovuto replicare quella tecnica, attuata altre decine di volte nella sua vita, eseguendola come da copione, non lasciandosi influenzare dalle vertigini.
La mano destra si mosse fulminea, affiancandosi alla sinistra e ponendosi in maniera opposta alla precedente posizione. Lo stesso fece l'altra mano, facendo si che ora il biondino si trovasse con la pancia rivolta verso il basso e la schiena al cielo. Mentre attuava ciò, poco prima di roteare la destra, alzò le gambe di circa una quarantina di centimetri, così da trovarsi già in posizione lasciando il lavoro interamente alle braccia, dopodiché piegò i gomiti e si diede un energico slancio dirigendosi verso il corpo dell'avversario. La distanza di circa tre metri era tale da fargli prendere un buono slancio, mentre la conoscenza di alcune caratteristiche avversarie gli avrebbe permesso di mirare ad una altezza tale da poter impattare in una zona che andava dallo stomaco al volto, scaraventandolo lontano.
In seguito a quella tecnica, l'individuo sarebbe inesorabilmente volato a terra a qualche metro di distanza, dandogli la possibilità di poter mettersi in ginocchio - con un piede a terra e il ginocchio dell'altro arto inferiore a toccare il terreno - per cercare di focalizzare piano piano la sua attenzione sul luogo dov'era atterrato l'oscuro nemico.
Non riuscendo più ad espirare fumo dalla bocca, capì che il movimento percepito sulla sua guancia in precedenza doveva essere stata una parte della sigaretta caduta inevitabilmente verso il terreno, probabilmente affettata da un qualcosa di indefinito. Sputò il restante di quella che era uno dei suoi piccoli vizi e proferì parola, prima di riaprire gli occhi.

« Sin troppo scontata la tua risposta. Il Rouge del mio sangue... Tsk, spero che le tue prossime mosse non siano egualmente prevedibili, o dovrai scusarti con gli spettatori per la penuria di spettacolo. »


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Abilità e Tecniche Utilizzate ¬


× Black Leg Essence ¬ Grazie alle privazioni dello stile della 'Gamba Rossa', ovvero al divieto di utilizzare le braccia e le armi per colpire gli avversari, gli arti inferiori di Sanji si sono sviluppati in maniera sproporzionata rispetto al resto del corpo. Come se questo fosse un durissimo allenamento estremamente efficacie, ora il biondino riesce a muoversi con incredibile rapidità e ad evitare buona parte dei colpi che gli avversari provano ad infliggergli. Oltre ad influire sulla sua rapidità e velocità, questo particolare ha anche una grande rilevanza per quanto riguarda l'equilibrio, dato che può rimanere anche su di una gamba sola senza cascare a terra come normalmente accadrebbe ad un individuo comune, oppure effettuare piroette e rotazioni in volo riuscendo ad atterrare in completa sicurezza e stabilità. Come ultimo vantaggio, il dover colpire i bersagli unicamente con le gambe, gli ha permesso di sviluppare una sopportazione al dolore eccezionale, riuscendo a colpire anche corpi solidi estremamente resistenti senza provare grande dolore. Questa particolarità permette a Sanji di ottenere un power-up in velocità e agilità pari a Mezzo Basso.
Consumo di Energia: Passivo

× Shishinabe Shot ¬ Un potentissimo attacco sferrato direttamente contro l'avversario, impregnato di grande potenza e molto simile al Veau Shot, seppur di potenza leggermente minore. Mirando semplicemente a travolgere l'avversario, questo colpo ha una potenza tale da potere abbattere un muro con una semplice rincorsa.
Consumo di Energia: Medio

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Condizioni Fisiche: Vertigini e perdita del senso dell'equilibrio. Impossibilità di percepire suoni, se non molto forti.
Energia Rimanente: 92%
Note: ///
 
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Innanzi tutto mi scuso per la svista, e ringrazio per avermelo fatto notare. Purtroppo mi accorgo solo ora della presenza di descrizioni dettagliate delle arene nella sezione Entrata: quando ho steso il post di presentazione, infatti, le avevo cercate nel Regolamento e nell'Anello di Combattimento, e, non avendole trovate, ho supposto che la descrizione fosse lasciata ai giocatori, in modo che potessero liberamente ispirarsi al semplice nome per la descrizione. Onde non complicare ancora di più il rimettere a posto questo mio errore, mi trovo d'accordo con la soluzione da te proposta; parimenti, provvederò a modificare il minimo possibile ma necessario il mio post di presentazione.
Per quanto riguarda il doppio consumo per creature od oggetti trattenuti, invece, esso è in funzione della potenza che si desidera imporre: avendo pagato un singolo Basso, la potenza è di 1/2 di Basso, pericolosa solo in quanto applicata su di un bersaglio molto ristretto.


Scorgere lo sgomento, il dolore più puro negli occhi dell'altro fu una vera delizia. Con la stessa attenzione che un raffinato gourmet metterebbe nel saggiare un vino pregiato, il Duca dell'Inferno ne contemplò la caduta, a stento bloccata dall'appiglio ad un legno provvidenziale, e s'apprestò a veder finalmente scorrere il rosso di cui si era andato discorrendo. Da questo punto di vista, tuttavia, ebbe a restare deluso, chè l'avversario, dando prova di un'agilità eccezionale, si esibì in una magistrale acrobazia, che gli permise di sfuggire a ciascuno dei tre agglomerati d'ombra che gli erano stati rivolti contro. Il demonio, tuttavia, ne fu tutt'altro che stizzito: quale piacere si poteva mai trarre da una caccia in cui la preda non desse filo da torcere prima di soccombere? Quasi nessuno. Una che invece sapesse sfuggire, mostrare i denti -lottare per la vita insomma-, questa sì che sarebbe stata una vera caccia, latrice di sanguinario svago prima dell'inevitabile fine.
Ed a proposito di mostrare i denti, ecco che l'umano stava terminando di compiere la propria mossa, facendo dei propri talloni il vettore per un assalto brutale al busto del nero stregone: un peccato, un inizio così promettente si concludeva con un semplice assalto frontale; ne avrebbe pagato le conseguenze. Immobile rimase colui che subiva l'attacco, limitandosi ad un subitaneo schiocco di dita: all'istante, le energie arcane che all'interno di sè aveva serbato si fecero materia, intrecciandosi a velocità inaudita in un vellutato tessuto di tenebra pura, resistente quanto il metallo. Come il sudario di cui portava il nome, l'incantesimo si avvolse come abbraccio amorevole attorno al proprio padrone, facendone un effimero ma solidissimo monolite di Nero: su di esso si schiantò l'affondo nemico, un colpo perfetto al plesso solare, ma l'unico risultato che ottenne fu quello di costringere la statua di ombre ad arretrare di un passo sotto il suo impeto, illesa. E l'umano cadde in ginocchio, ai suoi piedi: decisamente appropriato, prestando orecchio al parere del demonio così affetto da megalomania. Anche se con la lingua tutt'altro che messa a riposo.

« Una risposta in stile con l'ambiente, allora: grigia e piatta. -replicò, e la voce si fece rimbombante e profonda, distorta dalla coltre di ombre che ancora lo avvolgeva- Ma d'altronde, vedete forse un qualche altro Rosso col quale si possa tingere la scena? Userei volentieri quello del pubblico, se non fosse tragicamente irraggiungibile. »

Gli occhi, al di là del velo d'ombra, gli rifulsero per un istante di una luce assassina.
E quindi, approfittando senza pietà del fatto di avere la vittima ad una distanza così irrisoria da sè, mosse la propria controffensiva. La mancina scattò in avanti, dritta in direzione del volto del bersaglio, mentre nuova energia fluiva a revitalizzare le tenebre che avvolgevano l'Arcani Magister: e questa, con grazia ammaliante, si ritrasse dal di lui corpo, scivolando via con più morbidezza della seta, e sfruttando il suo arto teso come un trampolino fece per gettarsi sull'umano. Giunta in un battito di cuore fino alle falangi, si allargò, esplosivamente, in una forma a doppio ventaglio, non aspirando ad altro se non a fagocitare la preda, nè più nè meno come suole fare un macrofago entrato in contatto con un nocivo e fastidioso batterio. La destrorsa invece si serrò, leggermente richiamata verso il fianco, calamitando verso di sè i tre viticci d'ombra che non molti secondi prima avevano mancato il bersaglio: questi, ancora ben saldi sul piano materiale e soltanto in attesa dei voleri del loro padrone, non esitarono un istante ad eseguirne i voleri. Sfruttando il probabile e doloroso impaccio in cui l'altrimenti scattante avversario si sarebbe venuto a trovare, si proiettarono su di lui come dardi traditori; il primo, lo stesso che prima aveva puntato alla testa, mirava al centro della schiena, esattamente nel punto mediano fra le scapole: qualora fosse andato a segno, se anche non avesse avuto l'impeto sufficiente per affondare sino al cuore, l'obiettivo sarebbe stato spezzare la spina dorsale; il secondo ed il terzo miravano entrambi all'articolazione del ginocchio destro, e scattarono ad un paio di secondi di distanza l'uno dall'altro: lo scarto di tempo era stato dato onde vanificare eventuali schivate che tenessero conto solamente del primo fra i due, ed avevano come obiettivo -ovviamente- il menomare gravemente l'uso della gamba.
Subito dopo, il demonio effettuò tre o quattro passi all'indietro, allontanandosi: da quel che aveva potuto vedere, non era saggio rimanere ad una distanza troppo breve; per non parlare del fatto che, se non si fosse posto alla giusta distanza, si sarebbe perso tutto lo spettacolo che solo una visione d'insieme sa regalare.

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Poteri Speciali da considerare:

Avatara, Auspex: Passivi, Già citati.

Tecniche utilizzate:

Il Nero Sudario ~ Potere di Invocazione
Elemento: Sacrilego.
Durata: Istantanea.
Consumo: Medio.
Descrizione: Dove la luce è più forte, l'ombra è più fitta. E mai fu detta cosa più giusta. Luce e tenebre, sacro e sacrilego, non mai s'annullano, ma di per sè formano un indistricabile connubio, giacchè all'assenza del primo, l'altro non ha motivo nè modo d'esistere. E ben conscio di ciò, il Duca dell'Inferno, che nasce dall'ombra e nell'ombra permane. Egli utilizza in tal frangente entrambe le forze generatrici di caos e ordine insieme, in guisa di sottili ed invisibili filamenti elementali. Questi, dipanandosi dal caster, verranno ad accerchiare l'avversario, intrecciandosi fra loro, tessendo una tela d'inconcupiscibile potenza, che una volta a contatto con il nemico, prenderà a chiudersi su se stessa, a stringere le maglie al fine d'immobilizzare -almeno parzialmente- il malcapitato. Contemporaneamente, nei punti in cui il nero sudario avvolge la figura nemica, verranno a formarsi piaghe, e il poveraccio per un lasso di tempo pari ad un turno sentirà il riacutizzarsi di tutti i dolori per ferite ricevute in precedenza, purchè ancora non completamente rimarginate; difatti, esse si riapriranno, lasciando nell'angoscia e totale sofferenza la parte avversa alle Ombre. Un altro utilizzo che Arioch può fare delle oscure trame, è di tesserle intorno alla sua figura, come un bozzolo protettivo per ripararsi da eventuali attacchi. In fase difensiva la tessitura delle trame si rivela essere ultimata in una quantità irrisoria di tempo.

Il costo viene pagato due volte, il primo per la fase difensiva, il secondo per quella offensiva. L'effetto visivo è che il sudario si stacchi da Arioch per lanciarsi su Sanji.

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Status: Illeso.
Riserva di mana: 76%.
Consumi del turno: Medio x2.
Consumi totali: Basso x2, Medio x2.
Note: Tenebra Eterna (Basso) turno 2/3.



.N e r o R i f u l g i
L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.

Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night,
I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight;
And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.

I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame;
I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim,
Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.

image

I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies,
That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries;
With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.

I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear,
Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear:
And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.

I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile;
I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile;
And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.

Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom;
Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb:
Down the infinite Aeons come beating
The wings of unmerciful Gloom.


H.P. Lovecraft


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•Sanji
view post Posted on 8/1/2008, 21:35 Quote





× Capitolo Quarto - Suono di un musicista arguto

Fuori si avverte il fiato
di un padroneggiare ostile,
Fuori il giorno è rissa,
urlo,
corsa.

[...]

Dentro pure l'ombre
si nutrono di luce
quando s'invola il suono
di un musicista arguto.




In ginocchio di fronte al suo avversario. Prostrato di fronte alla figura dell'oscuro che in una maniera o nell'altra, senza neanche compiere un movimento, aveva parato il suo doppio calcio. Sebbene l’equilibrio fosse stato compromesso dalla perdita quasi totale dell’udito e dal dolore provato di conseguenza, era riuscito a posizionarsi in maniera tale da poter colpire l’avversario grazie ad una semplice spinta scaturita dalle sue braccia. Altrettanto inaspettatamente, l’oscuro figuro non si era mosso dopo l’impatto, se non di pochi centimetri.
Un braccio si mosse distaccandosi dal corpo di colui che prepotentemente si stagliava dinnanzi al biondino. Vide qualcosa fluttuare per tutta la lunghezza dell'arto, prima di avvinghiarsi al suo volto. Ora non vedeva nulla. Solo le ombre più nere avevano il diritto di poter scorgere l'angoscia che di li a poco avrebbe provato.
Quell'incantesimo maligno impediva completamente ogni minimo movimento della testa. Non riusciva a vedere, men che meno a sentire, considerando l'attacco subito in precedenza; non poteva alzare il volto e osservare il cupo volto dell'oscuro, ma neanche poteva osservare attorno a se per cercare d'intravedere una via d'uscita. Era fermo in quella posizione, in completa balia della volontà avversaria. Le tenebre probabilmente ghignavano pensando allo smarrimento improvviso. Ghignavano e godevano, nel sapere ciò che sarebbe accaduto di lì a poco; qualcosa che il giovane Sanji non poteva minimamente intuire.
Il dolore crebbe, dapprima lentamente e impercettibilmente, per poi crescere man mano e divenire insopportabile. Lo stesso dolore che aveva subito quando i timpani si erano lacerati lasciando spazio allo sconforto ed alla sordità. Forse urlò. Forse rimase in silenzio a dolere. L'unica cosa che poté fare fu pensare. Pensare a come fuggire da quella gabbia d'oscuro dolore.

+ Sono bloccato.. dannazione. Questo dolore.. devo... Anche muovendo le gambe o le braccia in questa situazione non posso fare niente... Ah.. Cercherà sicuramente d'attaccarmi in questo frangente, mentre sono cieco e, se possibile, ancor più sordo. Devo pensare ad una via di fuga. Assolutamente.. La ferita... fa di nuovo male..! Questo fischio... se non voglio giacere su questo terreno pietroso immerso in una pozza di sangue. Le vie di fuga davanti a me e a sinistra sono inutilizzabili: il nemico si trova di fronte a me, l'albero al mio lato sinistro. E' insopportabile.. questo fischio acutissimo... Ciò che mi rimane è un attacco dall'alto dalla destra... o una rapida fuga all'indietro. Anche se.. ah... la fuga è da escludere. Devo attaccare, non posso continuare a difendermi per l'intera durata del duello. Mpf... avrà una bella sorpresa questo è certo. Il sipario è ancora alzato, devo recitare la mia parte prima che questo si chiuda pietoso su di me. +


Il movimento fu estremamente rapido e semplice. Al biondino bastò alzare il ginocchio sinistro di poco, toccando l'oscura essenza che lo cingeva nel buio. Nel giro di qualche istante, l'arcana magia oscura si dissolse completamente, sparì dal suo volto, lasciandolo libero d'agire. Non attese nemmeno un attimo, balzando in alto con un rapido movimento. Il piede destro era già in posizione, mentre il sinistro dovette solamente toccare terreno con la punta. In tal maniera poteva attuare un ottimo balzo, leggermente diretto in avanti e dell'altezza di poco più di tre metri.
Il dolore provato di nuovo poco prima, quel male insopportabile alle orecchie che all'inizio dello scontro aveva decretato la sua quasi completa sordità sino al termine dello stesso, avrebbe influenzato non poco il suo attacco. Ma era l'esperienza che avrebbe fatto da padrona in quest'occasione. Doveva semplicemente sferrare quel calcio un'altra volta.. aveva perso il conto di quante decine d'occasioni lo aveva già utilizzato. L'avversario era poco più avanti di lui, al di sotto di poco più di tre metri... ma qualcosa attrasse l'attenzione del cuoco.
Degli oggetti difficili da identificare stavano tragittando in quel preciso istante nel punto dove pochi istanti prima era bloccato in ginocchio; se non si fosse spostato, sarebbe stato preso in pieno. Probabilmente, sarebbe morto.
Ora però la situazione si era ribaltata, e aveva lui l'opportunità di sferrare un attacco. Per di più, quegli indefiniti oggetti percorrevano una traiettoria tale da dirigersi verso il proprio padrone. Aveva il coltello dalla parte del manico..!
La traiettoria sarebbe terminata qualche istante dopo che gli oggetti avessero colpito l'oscuro; sfortunatamente non sarebbe riuscito a scendere in contemporanea, altrimenti la difficoltà nel parare il colpo sarebbe stata ancora più elevata.
Già da poco prima di raggiungere il culmine del balzo, aveva cominciato ad effettuare movimenti e spostamenti particolari per aumentare il proprio moto rotatorio. Non udiva nulla, ma non gli sarebbe servito l'udito in quella circostanza. Un tenue fischio abitava la sua mente. Ma non lo avrebbe distratto, era sin troppo concentrato.
Le tenebre ora non avrebbero più ghignato malignamente. Era lui che di li a poco avrebbe sogghignato con ingordigia: la fame cieca di imprimere un colpo il più devastante possibile al suo avversario.
Quando oramai la traiettoria stava per terminare, e gli oggetti che ora distingueva come armi estremamente minacciose erano appena giunti al bersaglio che le aveva antecedentemente scagliate, allungò la gamba destra. Ci sarebbe arrivato. La distanza sarebbe stata tale da permettergli di raggiungere con il tacco del piede destro la testa del nemico, colpendolo da sopra e scaraventandolo a terra. Se anche non lo avesse ferito, l'impatto sarebbe stato tale da farlo volare a testa in giù e schiena all'aria ad assaggiare la pietrosa terra.

« Prima di poter cucinare un buon polpettone c'è bisogno di procurarsi della carne macinata. Anche se si preannuncia un piatto piuttosto.. indigesto. Concasser! »


Al termine dell'azione, avrebbe fatto leva sulla gamba sinistra, spiccando un ennesimo balzo verso destra. Si sarebbe ritrovato ad una distanza di circa tre metri dall'immenso albero di pietra, ritrovandosi di fronte allo stesso.
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Abilità e Tecniche Utilizzate ¬


× Black Leg Essence ¬ Grazie alle privazioni dello stile della 'Gamba Rossa', ovvero al divieto di utilizzare le braccia e le armi per colpire gli avversari, gli arti inferiori di Sanji si sono sviluppati in maniera sproporzionata rispetto al resto del corpo. Come se questo fosse un durissimo allenamento estremamente efficacie, ora il biondino riesce a muoversi con incredibile rapidità e ad evitare buona parte dei colpi che gli avversari provano ad infliggergli. Oltre ad influire sulla sua rapidità e velocità, questo particolare ha anche una grande rilevanza per quanto riguarda l'equilibrio, dato che può rimanere anche su di una gamba sola senza cascare a terra come normalmente accadrebbe ad un individuo comune, oppure effettuare piroette e rotazioni in volo riuscendo ad atterrare in completa sicurezza e stabilità. Come ultimo vantaggio, il dover colpire i bersagli unicamente con le gambe, gli ha permesso di sviluppare una sopportazione al dolore eccezionale, riuscendo a colpire anche corpi solidi estremamente resistenti senza provare grande dolore. Questa particolarità permette a Sanji di ottenere un power-up in velocità e agilità pari a Mezzo Basso.
Consumo di Energia: Passivo

× Dissolution Of Hope ¬ Utilizzando questa particolare tecnica del Black Leg Style, il biondino riesce ad annullare una magia scagliatali contro, seppur colpendola unicamente con le gambe o i piedi. Il dover bloccare obbligatoriamente con queste due uniche parti del corpo l'attacco magico castato dall'avversario, rende acnora possibile colpire Sanji, escludendola dalla categoria delle difese assolute contro le magie. I danni fisici causati da particolari magie che possono infliggere colpi di entrambe le tipologie, verranno comunque subiti, nonostante quelli magici saranno annullati.
Consumo di Energia: Variabile, Medio in questo caso.

× Concasser ¬ Per effettuare questa tecnica, bisogna spiccare un salto in direzione dell'avversario, con una parabola piuttosto alta, durante il quale vengono effettuati movimenti particolari come capriole e rotazioni, per aumentare la velocità del moto rotatorio. Mirando poi alla testa dell'avversario con il piede di una della due gambe, la stessa viene colpita con il tacco della scarpa con incredibile potenza, devastando il nemico. In francese 'Concasser' è un processo utile per macinare la carne.
Consumo di Energia: Alto

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Condizioni Fisiche: Vertigini e perdita del senso dell'equilibrio, minori rispetto al post precedente. Impossibilità di percepire suoni, se non estremamente forti. Dolore acuto alle orecchie.
Energia Rimanente: 68%
Note: ///
 
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view post Posted on 10/1/2008, 19:02 Quote
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Credeva davvero di poterlo sconfiggere così facilmente?
Davvero, quell'insulso mortale credeva seriamente di poterlo fare? Stolto. Come se fosse bastato un semplice attacco frontale come quello a mettere in difficoltà il Duca dell'Inferno; decisamente deludente: solo pochi istanti prima aveva saputo destreggiarsi così abilmente con le tenebrose pastoie che gli aveva scagliato contro, ed ora si limitava a sferrare un colpo tanto prevedibile. Neppure il buon gusto di tentare qualcosa di articolato...ah, la preda non si stava impegnando quanto l'immortale avrebbe desiderato: ma avrebbe dovuto farlo presto, ed in fretta, o la mano di questi non avrebbe trovato molte difficoltà a strapparne l'anima e la vita. E soprattutto, non ci avrebbe messo molto.

« Badate a combattere, invece di vaneggiare di culinaria.
Comincio ad annoiarmi.
»

Insopportabilmente arrogante come suo costume, tacque, il superbo demonio, ed il cipiglio che gli deformava le labbra e gli faceva inarcare le sopracciglia acuminate mentre si preparava ad opporre la propria difesa rifletteva ogni grammo del suo gelido disprezzo. La destra corse come a proteggere il volto, mentre il nemico raggiungeva l'apice del proprio balzo: sollecitati dai suoi impulsi mentali, i tre viticci d'ombra accelerarono ancora di più la propria corsa -sgomenti di aver fallito il bersaglio- e andarono a fondersi ed a frapporsi a mo' di scudo fra di lui ed il proprio nero padrone. Nei contorti pensieri di questi, frattanto, scivolavano veloci innumerevoli e differenti strategie: per un attimo fu tentato di opporre la sua sola forza del volere, condensata in purissima energia cinetica, come ulteriore barriera, ma la prorompente luce che promanava dall'aura dell'altro in corrispondenza della sua gamba lo indusse ad optare per una tattica più sicura, sebbene più banale: richiamare altre tenebre. Incarnazione dell'entropia, estimatore del sempre rinnovato mutamento, non apprezzava particolarmente ricorrere agli stessi incantesimi troppo sovente, ma si consolò pensando alle gustosissime prospettive strategiche che una tale opzione avrebbe messo alla sua portata.
E saggia fu la scelta, come s'andrà ora a vedere. Dalla palma sua aperta, un rinnovato flusso di fluido oscuro proruppe, inestinguibile, colmando l'intero spazio fra di lui e lo scudo già in posizione, sebbene non facesse in tempo a solidificarsi sino ad assumere metallica consistenza come il primo, mentre lo stregone scivolava via -verso la propria destra- muovendo due rapidi passi. Avvenne così che, quando il calcio nemico -dopo aver letteralmente disintegrato lo scudo primario ed aver perforato, nella propria innegabile possanza, la coltre secondaria- giunse ad attraversare il punto in cui negli intenti dell'umano si sarebbe dovuta trovare la fronte dell'immondo, altro non trovò su cui far presa se non la secca aria della foresta pietrificata. Così adesso, come già in precedenza, la situazione si era rivolta tutta a favore del Sire delle Sette Tenebre, perchè l'arto inferiore della preda, avendo trapassato la massa di ombre solide, se ne era venuto a trovare interamente avvolto.
Colse dunque l'istante propizio, prima -forse- che l'avversario avesse modo di reagire efficacemente, imponendo i propri sanguinari desideri sul nero e pulsante ammasso con brevi, secchi, implacabili movimenti delle adunche dita. La gamba, ovviamente, sarebbe stata la prima a farne le spese: dalla liscia e quasi vellutata superficie con cui era a contatto, lesti s'andarono protundendo innumerevoli ed aguzzi spuntoni, zanne per quelle fauci che lei stessa aveva aperto e che ora si andavano chiudendo su di lei; la parte maggiore della tenebra, invece, si scisse in un inestricabile groviglio di tentacoli, viticci e filamenti, che mirarono ad avvolgere il malcapitato, ad intrappolarlo, stritolarlo e strangolarlo senza la minima pietà: una oscura, mostruosa ed affamata piovra che l'avrebbe fatto a pezzi per il solo ineffabile gusto di compiacere il proprio pallido padrone. E fra le sue grinfie, un pericolo più subdolo s'andava insinuando: pressochè indistinguibili dal resto delle propaggini, dieci nastri di tenebre si protendevano verso il corpo dell'umano, dando man forte alle sorelle. E spianando ulteriormente la strada della vittoria all'aristocratico d'Averno.

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Poteri Speciali da considerare:

Avatara, Auspex: Passivi, Già citati.

Staffili delle Tenebre
Sulla cute pallidissima del Duca dell'Inferno, un sottile arabesco di nere striature si dipana, atavico e maledetto retaggio delle sue origini abissali. E da tali oscure volute, se così sua volontà desidera, un numero pari sino a dieci stringhe d'ombra solida possono dipanarsi, estendendosi sinuose sino ad un massimo di otto metri di lunghezza; tali stringhe molto hanno in comune con lunghi nastri di nera seta nell'aspetto, eccezion fatta per una certa qual apparente etereità, ma sono decisamente più resistenti, e dotate della medesima forza di Arioch. Inoltre, i loro margini sono affilati e taglienti come lame, in particolar modo lungo le affusolate sezioni terminali, benchè siano ampie ciascuna solamente pochi centimetri. Ma la caratteristica più pregevole di queste stringhe d'ombra è un'altra: risultando, a conti a fatti, null'altro che prosecuzioni del corpo di chi indossa l'anello, sono in grado di consentirgli di lanciare i suoi incanti anche dalla loro nera superficie, mettendolo in condizione di sferrare insidiosi colpi alle spalle, o a bruciapelo senza ch'egli sia costretto ad avvicinarsi veramente. (Attivo, utilizzabile esclusivamente in fase di offesa.)


Tecniche utilizzate:

Tenebra Eterna ~ Potere di Evocazione
Elemento: Sacrilego.
Durata: Tre turni.
Consumo: Variabile (Medio in questo caso).
Descrizione: Ombra incarnata. Aprendo squarci dimensionali verso i piani inferi, il Signore delle Sette Tenebre è in grado di far affluire dove più ritiene opportuno -purchè sia nei pressi della sua persona- un vero e proprio torrente di questa tenebrosa sua creazione, una manifestazione del Caos talmente ricolma di nero potere da poter essere quasi accostata ai celebri prodotti degli elementalisti dell'ombra. Questa sostanza è normalmente fluida, tant'è che nelle marche infernali dove egli le ha dato i natali si trova in un gigantesco lago composto solo da essa, ma può all'occorrenza divenire solida, resistente quanto l'acciaio temprato, in un lasso di tempo assai esiguo. Le operazioni che con essa si possono intraprendere, senza modificarne la natura, sono limitate solo dalla volontà del Signore del Caos: può essere plasmata, disgiunta, riaccorpata, fatta levitare e scagliata contro il nemico, oppure avvolta attorno ad un ente come protezione amorevole. L'unico, vero freno al suo utilizzo risulta nella quantità di ombra di possibile evocazione: a grandi linee, un consumo Basso permetterà l'accesso ad un cubo di un metro di lato di essa, un consumo Medio ad uno di due metri di lato, un consumo Alto ad uno di quattro metri di lato, ed un consumo Critico ad uno di sei metri di lato.

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Status: Illeso.
Riserva di mana: 68%.
Consumi del turno: Medio x1.
Consumi totali: Basso x2, Medio x3.
Note: Tenebra Eterna (Basso) turno 3/3 e (Medio) turno 1/3.



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L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.

Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night,
I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight;
And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.

I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame;
I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim,
Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.

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I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies,
That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries;
With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.

I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear,
Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear:
And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.

I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile;
I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile;
And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.

Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom;
Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb:
Down the infinite Aeons come beating
The wings of unmerciful Gloom.


H.P. Lovecraft


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Staffwarriorday
view post Posted on 9/2/2008, 19:42 Quote





~ Giudizi ~

Arioch

Scrittura
4.25
Strategia
2.75
Sportività
1*

Utente

Scrittura
3,5
Strategia
3
Sportività
2,6*

Vince: Sanji

*sanzione dovuta ai ritardi
*sanzione disciplinare


 
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8 replies since 15/12/2007, 19:41
 
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