| Eccolo, infine. La preda. La vittima. Il nemico. Ne seguì il progressivo avvicinamento, già interrogandosi su quali metodi potessero rivelarsi più adatti a spezzare le sue difese, e su quali tattiche gli avrebbero permesso di trarne il massimo gusto. Molte gli accarezzavano i pensieri, ma solo una avrebbe avuto la possibilità di essere messa in atto: la scelta doveva quindi essere accurata, o gran parte del divertimento nell'annientare quel biondino sarebbe irrimediabilmente andato perduto. A sollevarlo momentaneamente dall'amletico dilemma furono proprio le parole di quest'ultimo; contaminate gli parvero, anche se forse solo in parte, dal poliedrico seme della follia: e se ne compiacque, poichè la pazzia non mancava mai di aggiungere tratti di apprezzabile tinta pittoresca ove poneva le proprie propaggini. Non gli venne meno, ad ogni modo, la sua inveterata e beffarda arroganza, che lo portò a replicare dapprima con un'occhiata condiscendente, e solo dopo con la sua voce gelida, viscida e piena di malizia.
« Mio monocromatico universo? Oh, temo proprio siate in errore: potestà in questi luoghi io non ho mai posseduto, nè posseggo tuttora. Non ancora, almeno. »
Ed accompagnò le parole con un gesto distratto, aristocratico, come a dissolvere l'imperfezione che gli si era parata davanti; il moto della mano, tuttavia, non si curò di fermarsi, ma anzi scese a coprire il centro del busto, mentre il capo si inclinava di qualche grado in avanti, araldo di un inchino impercettibile e pregno di sarcasmo in ogni sua minima sfaccettatura. Ma si sa, le maniere dettate dal buon gusto non debbono mai venir meno, soprattutto dinanzi ad una platea sì vasta: persino se questa platea osserva da centinaia di chilometri di distanza, o se il demonio avrebbe con molta più letizia accolto la sua morte fra atroci tormenti rispetto al suo giubilo per la vista dello scontro imminente. Ad ogni modo, terminato che ebbe il breve rituale, si distaccò dall'albero e dai margini della radura, appropinquandosi, con passi quasi annoiati, a colui cui, di li a poco, avrebbe con ogni mezzo preso ad orchestrare la fine; ma a dispetto delle apparenze, già la sua mente si lambiccava onde trovare un'adatta mossa d'apertura: che fosse di studio, in primo luogo, ma che sapesse ciononostante rendersi sufficientemente insidiosa da costringere l'altro a rivelare qualcuna delle proprie carte. E che, possibilmente, gli procurasse già la soddisfazione del vedere l'avversario stravolto dal tormento. Era giunto ad una ventina scarsa di metri di distanza dall'altro, quando finalmente gli riuscì di dar forma a qualcosa di appropriato; terminò, senza fretta, il movimento dei propri arti inferiori, allacciando invece quelli superiori l'uno all'altro -per mezzo delle bianche falangi richiusesi sul nero tessuto che fasciava i gomiti- e ridando voce alle proprie corde vocali.
« E così, vi definite un'artista: ed esattamente, a quale arte occorre se vi si ascriva, se lice saperlo? Perchè vedete, mon ennemi, il rouge di cui andate parlando... »
Il suo sguardo si distolse lievemente dal nemico, facendosi vettore per il posizionamento del primo tassello della strategia. Sottili ed intangibili, tinte d'un profondo antracite per chi fosse stato in grado -come l'Arcani Magister- di vedere i flussi di energia emessi dalle creature, invisibili per chiunque altro, due strisce sinuose composte dal suo stesso mana da lui si dipartirono, procedendo in due archi che puntavano dritti verso i lati della testa della preda: loro scopo era dare vita a due onde d'urto gemelle, di potenza in circostanze normali irrisoria, ma potenzialmente assai deleteria in quel preciso caso. Infatti, esse miravano ad impattare sui padiglioni auricolari dell'altro, effondendo la loro intera forza lungo i canali uditivi: alla pressione era demandato il prosieguo, concretizzantesi nella lacerazione dei timpani del malcapitato. Da profondo conoscitore dell'arte della tortura, il Duca dell'Inferno sapeva infatti perfettamente che un successo in tal senso avrebbe apportato da un lato un atroce dolore, dall'altro una effimera ma brusca perdita del senso dell'equilibrio. Gran cosa, la telecinesi, quando sono note le sottigliezze con le quali usarla.
« ...potrebbe non rivelarsi altro che... »
Ma le debolezze in cui si fa in modo che la vittima incorra debbono essere sfruttate, ed a ciò mirava il secondo tassello della strategia del nero stregone: sciolse la destra dalla plastica posa in cui l'aveva mantenuta, facendole compiere un arco elegante dinanzi al proprio bacino; e non fu semplice aria a venir scomodata dal gesto, bensì una massa non eccessiva di un fluido color della notte, che -attraversando le barriere planari- provvide a portare la propria esistenza semiorganica sul teatro della battaglia. Subito si scisse in tre masse più piccole: la prima assunse la forma di una falce di luna e la consistenza dell'acciaio, e, mulinando obliquamente, provvide a scagliarsi sull'umano onde esibirsi in uno sgualembro ai danni della sua gola; le altre due, approfittando dell'attenzione di questi concentrata, nei progetti del loro evocatore, sul proprio apparato uditivo e sull'attacco frontale, scivolarono leste sul terreno, e, come subdole serpi, ratte strisciarono verso i suoi calcagni: loro scopo era, una volta giunte a portata, far sì che le proprie estremità, anch'esse divenute temibili lame, gli si accanissero contro i tendini d'achille, tranciandoli di netto e ponendo una serissima ipoteca sulle sue future facoltà motorie. Giacchè il primo passo per catturare la preda, come insegnano i pazienti e micidiali aracnidi, è impedirle di muoversi: una volta che sia resa impotente, il come viene finita dipende solo e soltanto dalla fantasia insita nel predatore.
« ...le rouge de le votre sang. »
Poteri Speciali da considerare:
Avatara Come molti altri suoi pari generati dalla tenebra infera, il corpo di cui Arioch si riveste presenta un'anatomia al contempo simile e differente rispetto a quella umana. Organi e tessuti mantengono le loro posizioni e funzioni, nè del loro corretto funzionamento egli può fare a meno per rimanere una presenza corporea, ma essi non sono composti, come si suol dire, di carne e sangue. Una particolare forma di energia oscura stabilizzata, detta necroplasma, li costituisce infatti, fornendo loro la materia prima per poter esistere. Ciò conferisce due vantaggi non trascurabili al Duca dell'Inferno: in primo luogo, aumenta, anche se di poco, la sua resistenza ai colpi, essendo il necroplasma lievemente più ostico da danneggiare rispetto ai normali tessuti organici, per quanto, una volta secato, si sfaldi e rilasci gli interni fluidi come farebbe un normalissimo tessuto organico; il secondo vantaggio, di carattere più ideale che altro, è fornire invece al demonio un ulteriore punto d'appoggio per la sua visione immutabilmente sciovinistica di qualunque essere possa in qualche modo ricondursi al concetto di "vivente". (Passivo.)
Auspex Auspex, la celebre facoltà di percezione dell'Aura. Ogni ente attraverso cui fluisca energia, foss'anche solo un flebile anelito, ne riemette una piccola parte sotto forma di un alone etereo, detto appunto aura, dotato di caratteristiche che, nel complesso, risultano uniche e personali del soggetto. Tuttavia, enti ed eventi simili emanano aure simili, e pertanto un profondo conoscitore dell'Auspex risulta in grado di carpire molte più informazioni sull'ambiente da tale capacità che non da tutti gli altri sensi messi insieme. E il Cavaliere delle Spade è un maestro nel servirsi di tale potere: è in grado di comprendere una non trascurabile quantità delle proprietà tanto degli oggetti quanto di incanti -a prescindere dalla loro genesi arcana, divina, psionica o quant'altro- grazie solamente alla loro traccia energetica, riesce a svelare buona parte delle illusioni meno elaborate -perchè prive di aura- o vedere chi tenta di rendersi invisibile -giacchè invece la sua aura permane visibile- e persino cogliere gli stati d'animo dei senzienti solo grazie alla tonalità delle loro aure. (Passivo.)
Abilità Innata utilizzata:
Secondo Livello ~ Telecinesi: Il personaggio è in grado di utilizzare il proprio potenziale psichico per muovere oggetti di diverso peso e grandezza. Tale potere può essere sfruttato per smuovere anche esseri viventi, ma indirettamente, sfruttando l'aria come un'onda d'urto tale da indurre uno spostamento violento. La capacità di manovrare oggetti e generare onde d'urto varia molto con l'energia del possessore: più essa sarà elevata più sarà possibile spostare oggetti pesanti e tentare di muovere le creature. (Es: da un minimo di un sasso ad un massimo di un intero castello). Smuovere oggetti trattenuti od ancorati prevede il doppio del consumo previsto per un oggetto uguale ma libero. Le creature solitamente sono considerate alla stregua di oggetti trattenuti. (Consumo: Variabile, da Basso a Critico).
Tecniche utilizzate:
Tenebra Eterna ~ Potere di Evocazione Elemento: Sacrilego. Durata: Tre turni. Consumo: Variabile (Basso in questo caso). Descrizione: Ombra incarnata. Aprendo squarci dimensionali verso i piani inferi, il Signore delle Sette Tenebre è in grado di far affluire dove più ritiene opportuno -purchè sia nei pressi della sua persona- un vero e proprio torrente di questa tenebrosa sua creazione, una manifestazione del Caos talmente ricolma di nero potere da poter essere quasi accostata ai celebri prodotti degli elementalisti dell'ombra. Questa sostanza è normalmente fluida, tant'è che nelle marche infernali dove egli le ha dato i natali si trova in un gigantesco lago composto solo da essa, ma può all'occorrenza divenire solida, resistente quanto l'acciaio temprato, in un lasso di tempo assai esiguo. Le operazioni che con essa si possono intraprendere, senza modificarne la natura, sono limitate solo dalla volontà del Signore del Caos: può essere plasmata, disgiunta, riaccorpata, fatta levitare e scagliata contro il nemico, oppure avvolta attorno ad un ente come protezione amorevole. L'unico, vero freno al suo utilizzo risulta nella quantità di ombra di possibile evocazione: a grandi linee, un consumo Basso permetterà l'accesso ad un cubo di un metro di lato di essa, un consumo Medio ad uno di due metri di lato, un consumo Alto ad uno di quattro metri di lato, ed un consumo Critico ad uno di sei metri di lato. Status: Illeso. Riserva di mana: 92%. Consumi del turno: Basso x2. Consumi totali: Basso x2. Note: n/a. .N e r o R i f u l g i L i v i d o A s t r o I n f e r n a l e.
Through the ghoul-guarded gateways of Slumber, past the wan-mooned abysses of Night, I have lived over my lives without number, I have sounded all things with my Sight; And I struggle and shriek here the Daybreak, being driven to Madness with Fright.
I have whirled with the Earth at the dawning, when the Sky was a vaporous flame; I have seen the dark Universe yawning where the black planets roll without Aim, Where they roll in their Horror unheeded, without Knowledge or Lustre or Name.

I had drifted over Seas without ending, under sinister grey-clouded Skies, That the many-forked Lightning is rending, that resound with hysterical cries; With the moans of invisible Daemons, that out of the green waters rise.
I have haunted the Tombs of the Ages, I have flown on the pinions of Fear, Where the smoke-belching Erebus rages; where the Jokulls loom snow-clad and drear: And in Realms where the Sun of the Desert consumes what it never can cheer.
I was old when the Pharaohs first mounted the jewel-decked throne by the Nile; I was old in those Epochs uncounted when I, and I only, was vile; And Man, yet untainted and happy, dwelt in bliss on the far Arctic isle.
Oh, great was the sin of my Spirit, and great is the reach of its Doom; Not the pity of Heaven can cheer it, nor can respite be found in the Tomb: Down the infinite Aeons come beating The wings of unmerciful Gloom.
H.P. Lovecraft

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